Appunti preliminari per una valutazione universale sui contenuti della Mente umana
La specie umana, Homo sapiens sapiens, rappresenta, nel panorama dei sistemi di vita presenti nella natura conosciuta, qualche cosa di interessante, anche in nome delle problematiche di cui è portatrice all'interno di se stessa.
Non affermo certo una novità quando penso di attribuire all'essere umano una specificità del tutto originale, rispetto ad altre specie viventi. Eppure, questa affermazione, verso la quale di primo acchito tutti possiamo essere d'accordo, evidenzia invece una presunzione antropologica, che definirei antropocentrica, arbitrariamente fondata e, direi, oggi persino sbagliata.
In natura tutto ciò che vediamo è al massimo della sua espressione evolutiva, e questo massimo è in stretto rapporto con le condizioni ambientali all'interno del quale quella particolare forma di vita si esprime. In altri termini, un lombrico è espressione del suo più alto livello di perfezione attuale, e nel suo essere tale rappresenta ciò che di meglio la natura ha pensato all'interno dell'ecosistema nel quale il lombrico stesso è inserito, ossia la sua particolare nicchia ecologica. Lo stesso discorso lo possiamo applicare nei confronti di qualsiasi altro essere vivente e, direi, anche verso la flora. Un cetaceo che girovaga fra l'Oceano indiano e le acque del Giappone e che viene regolarmente cacciato dall'uomo, il quale si ritiene superiore solo perché tecnicamente in grado di soggiogare la vita altrui, ha raggiunto, all'interno della sua nicchia, ciò che di meglio la natura potesse pensare, allo stato attuale dell'evoluzione, per la sua sopravvivenza e riproduzione.
Si tratta dunque di pensare all'evoluzione nell'ottica di una ramificazione, proprio come accade per i rami di un albero che, pur essendo originati da un unico tronco, si sviluppano a grandezze e lunghezze diverse fra loro. Questa immagine, ossia quella dell'albero, è particolarmente efficace perché esprime anche il funzionamento fisiologico di un'altra ramificazione importante per tutti i mammiferi: il polmone con i bronchi.
Se tutto questo è vero, l'idea che l'uomo rappresenti qualche cosa di superiore rispetto ad altri sistemi di vita è non solo sbagliata ma foriera di atteggiamenti che si possono rivelare, proprio come sta accadendo in questo periodo storico universale, decisamente negativi. La pretesa originalità umana rispetto ad altre forme di vita dovrà dunque essere considerata facendo riferimento ad altre caratteristiche, che rendono l'uomo in effetti diverso rispetto alle altre forme di vita. Nello stesso tempo, è necessario ricordare, proprio sulla base di quello che abbiamo appena affermato, che ogni sistema vivente potrebbe legittimamente rivendicare per se stesso una pretesa identica di originalità rispetto alla nostra specie. Di fatto, avviene così, anche se non possiamo pretendere di parlare con il nostro linguaggio rivolgendoci ad uno scoiattolo. Se potessimo farlo, molto probabilmente lo scoiattolo ci racconterebbe che lui si sente molto diverso da una ghianda, che è il suo nutrimento, oppure da un vitello che pascola nello stesso ambiente in cui egli vive.
Cosa voglio dire? Con molta semplicità che i concetti di universalità e originalità sono espressione della stessa identica natura dell'essere in vita. Ogni essere vivente, se fosse in grado di raccontarci che cosa pensa di se stesso, non solo sarebbe dotato di coscienza e di linguaggio, ma grazie a questi due elementi ci direbbe, con orgoglio, di essere molto diverso da noi. Questo ragionamento purtroppo, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, è solo patrimonio di coloro che sono dotati di coscienza e linguaggio, ossia della nostra specie. Allora, ci possiamo domandare, per quale motivo si sono attribuite facoltà di originalità ad altre forme di vita quando queste non possono essere originali come l'uomo? Per un semplice motivo: il ragionamento appena esposto è utilizzato da ogni singolo essere umano per valutare gli altri suoi simili, pretendendo di essere contemporaneamente identici e diversi. Identici, quando conviene affermare di appartenere tutti ad uno stesso genere e diversi quando è necessario affermare che qualcuno sia migliore e qualcun altro peggiore.
Scopriamo dunque che la richiesta di reciproca similitudine è una necessità umana, della nostra coscienza, ed è dunque conseguenza del sentirci tutti come appartenenti alla categoria dell'umanità, mentre la richiesta di originalità è legata al tentativo di rendere il nostro sentimento di identità personale un qualcosa che fa sentire unici, assolutamente irripetibili.
Io sostengo che la storia della nostra specie, dal punto di vista del funzionamento della mente, si è dispiegata oscillando fra queste due categorie della mente: l'universalità della similitudine e l'universalità della differenza. Siamo dunque in presenza di tre elementi cardini: i concetti di universo, di similitudine e di differenza.
Il problema della globalizzazione, ridotto alla sua essenza mentale, è costituito dalla dialettica che intercorre fra questi tre concetti che, in quanto tali, sono vere e proprie categorie della mente umana, all'interno delle quali anche la scienza si muove, unitamente alla metafisica.
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