Alessandro Bertirotti

Alessandro Bertirotti

ASL

Operatori Socio-sanitari

Il dolore e la morte secondo l'Antropologia della Mente.

Io, operatore socio-sanitario, cosa posso fare di fronte al dolore e alla morte?

 Per medici, infermieri ed educatori

Contesto

Il trattamento co-terapeutico nel paziente con dolore, anche terminale, richiede una valutazione complessiva nella quale la dimensione antropologico-mentale può svolgere un ruolo importante. L'approccio dei sanitari alla persona con dolore prevede la presa in carico della sua esperienza di sofferenza, che condiziona la qualità di vita del paziente e dell'operatore. Il sanitario, oltre alla misurazione del dolore con strumenti algometrici validati e sviluppare abilità di relazione e di ascolto dell'esperienza dolorosa totalmente soggettiva, mette in gioco la propria personale concezione sia di dolore che di morte. L'intervento relazionale e terapeutico diventa dunque una forma di coinvolgimento esistenziale totale, perché forma speculare di un probabile futuro comune, creando una serie di atteggiamenti e reazioni che determinano la riuscita o meno dell'intervento terapeutico stesso.

Per una migliore comprensione di questa realtà soggettiva, l'Antropologia della Mente (ossia lo studio evolutivo della formazione di atteggiamenti mentali) offre un approccio multidisciplinare di conoscenza del fenomeno, poiché esplora la realtà dell'uomo attraverso i vissuti e l'interpretazione dei codici specifici della cultura di appartenenza e dei modelli educativi legati all'espressione del dolore e della morte.

Riconoscere il dolore come sintomo da credere, da identificare e da curare, la sua misurazione, la terapia farmacologica associata ad una relazione efficace e a tecniche non farmacologiche di controllo sono fasi di un processo di presa in carico della persona, non solo del sintomo, secondo una dimensione mentale che rispecchi le antiche e sempre presenti domande dell'uomo sull'Universo.

 Descrizione

La giornata di studio è rivolta ai professionisti sanitari al fine di acquisire le migliori conoscenze circa l'espressione del dolore così com'è gestito dalla cultura occidentale, facendo riferimento a quello che accade nella mente degli operatori, secondo una prospettiva antropologica e non solo psicologica, perché il dolore investe totalmente il campo di azione della relazione. Nello stesso contesto si inserisce, la questione relativa alla relazione di aiuto che si stabilisce di fronte al dolore dei pazienti terminali.

Obiettivi formativi specifici per gli operatori socio-sanitari

La giornata di studio si prefigge lo scopo di fornire ai professionisti socio-sanitari alcune propedeutiche conoscenze antropologiche e cognitive utili per valutare il proprio modo di rispondere alla richiesta di aiuto di fronte al dolore, specialmente quando si tratta di una situazione patologica terminale. Le risposte al dolore e alla morte non sono solo risposte psicologiche, ma anche antropologiche perché affondano le loro radici nell'evoluzione della specie Homo sapiens sapiens, e sono determinate storicamente dalla cultura di appartenenza.

Metodologia di lavoro nell'arco della giornata

La giornata di studio si articola con ore di lezione frontale al mattino e al pomeriggio, intercalate da ore di discussione di casi concreti vissuti, o ipotetici, per un totale di circa 8 ore di presenza.

programma

Sessione plenaria prima

Dalle ore 09.00 alle ore 11.00

Serie di relazioni su tema preordinato

 

Analisi multidisciplinare della fenomenologia dolorifica

Elementi di Antropologia della Mente per la decodificazione culturale dell'espressione dolorifica

Alessandro Bertirotti

09.00-09.30

 

Elementi di Antropologia della famiglia, legati al fenomeno del dolore. Il vissuto relazionale familiare

 

09.30-10.00

 

La socializzazione nella fenomenologia del dolore

 

10.00-10.30

 

Elementi di Antropologia culturale del dolore. La dimensione del dolore in alcune e differenziate tipologie culturali

 

10.30-11.00

Pausa

 

 

11.00-11.15

Sessione plenaria seconda

Dalle ore 11.15 alle ore 13.30

Serie di relazioni su tema preordinato

 

Definizione del dolore come fenomeno multifattoriale

I fattori antropologici legati al dolore. I modelli culturali e le categorie legati alla fenomenologia del dolore

Alessandro Bertirotti

11.15-12.15

 

I fattori sociologi legati alla comunicazione del dolore. La condivisione dell'espressione dolorifica nella società contemporena

 

12.15-12.45

 

Aspetti ed atteggiamenti mentali che si attivano di fronte al dolore e alla morte

 

12.45-13.30

Programma

 

Attività in gruppo

 

Sessione terza

Dalle ore 15.00 alle ore 15.30

Brain storming

 

 

Domande e risposte

Alessandro Bertirotti

15.00-15.30

Sessione quarta

Casi concreti

 

15.30-16.00

Sessione quinta

Casi ipotetici

 

16.00-16.30

Sessione sesta

Sintesi e ragionamento sugli stili di pensiero di fronte al dolore e la morte

 

16.30-19.00

Valutazione dell'apprendimento

Questionario

Tutor presente

19.00-19.30

Partire dall'affettività per giungere alla maternità e paternità consapevole

Per medici ginecologi, infermieri, pediatri di libera scelta, assistenti sociali, psicologi ed educatori

 

Contesto

L'assistenza alla donna in gravidanza dovrebbe favorire un approccio in grado di garantire la valutazione degli aspetti somatici, psicologici e relazionali. L'assistenza alla gravidanza e alla nascita richiede per gli operatori sanitari di considerare uno scenario complesso: elementi del contesto emotivo e relazionale, la coppia genitoriale, il contesto familiare e relazionale, il contesto sanitario. Tutti interagiscono in un equilibrio in cui benessere fisico e psicologico non dovrebbero essere disgiunti. Solo in quest'ottica l'assistenza sanitaria potrebbe promuovere il benessere delle persone. Questa Giornata di Studio rappresenta uno strumento utile per chi lavora in ambito ostetrico, perché si cerca di analizzare i vissuti psicologici ed emotivi che il concepimento, l'attesa e la nascita di un bambino comportano nei genitori e nel loro contesto relazionale.

Descrizione

La giornata di studio è rivolta a ginecologi, ostetriche, infermieri, pediatri di libera scelta, assistenti sociali, educatori che lavorino nell'ambito pre-natale e perinatale, anche dei consultori ed assistenti sanitarie che operano nell'educazione alla salute. Sono previsti un massimo 50 partecipanti per edizione.

Metodologia

La Giornata di Studio è articolata in 8 ore di lavoro comune, in momenti che coinvolgono globalmente i partecipanti e in momenti di lavoro di gruppo per l'approfondimento dei contenuti. Al mattino le tematiche saranno trattate da esperti con relazioni e discussioni d'aula, durante il pomeriggio si svolgeranno i lavori di gruppo sugli argomenti trattati dai relatori. Gli elaborati saranno presentati in aula per una condivisione con tutti i partecipanti. La giornata si concluderà con il test di gradimento ed il test di apprendimento.

Obiettivi formativi specifici

La Giornata di Studio mira a formulare una propedeutica per progettare, gestire e valutare i disegni operativi per un sostegno alla genitorialità, dalla gravidanza alla prima infanzia. In secondo luogo, si cerca di fornire i primi strumenti professionali di uso individuale e di gruppo, capaci di sostenere e affiancare l'evoluzione della relazione adulti-bambini.

Valutazione

Al termine di ciascuna giornata formativa è prevista la valutazione dell'apprendimento che sarà effettuata tramite un test a scelta multipla composto da 10 domande con 3-4 item. Il livello di performance necessario per il superamento della prova è il 70% ovvero è consentito un numero massimo di errori pari a 3.

Contenuti - docenti

La famiglia di oggi, secondo la prospettiva della Antropologia della Mente

I cambiamenti, le diverse tipologie delle coppie e le diverse modalità di stabilire dei rapporti intergenerazionali

Alessandro Bertirotti, Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Essere genitori oggi

Il formarsi della genitorialità e possibili ostacoli. Le competenze materne e paterne ed i modi per sostenerle. Indicatori di disagio nella relazione madre-bambino

Giuliana Mieli

Psicoterapeuta - Reparto Ostetricia e Ginecologia Ospedale S. Gerardo - Monza Ospedale S. Giuseppe - Milano

La relazione madre-bambino e padre-bambino

Modalità di sostegno delle competenze genitoriali individuali e di coppia, pre e post nascita.

Giuliana Mieli e Alessandro Bertirotti

Disagio giovanile, bullismo e criminalità minorile. Studio del fenomeno e aspetti preventivi

Per psicologi, educatori, assistenti sociali, infermieri, neuropsichiatri infantili, ostetriche, pediatri, ginecologi, medici del Ser.t, mediatori culturali, insegnanti e genitori.

 

Contesto

Il Progetto che si propone intende analizzare e verificare l'attuazione di un approccio multidisciplinare al problema del bullismo negli ambienti sociali della prima infanzia. La base epistemologica del progetto risiede nella convinzione che l'apprendimento umano si fonda su un processo ciclico di prassi-riflessione-prassi. Kurt Lewin sostiene che "non si può comprendere una situazione se non si prova a cambiarla", e tale assunto assume particolare importanza secondo l'approccio proposto, perché ci si pone nelle condizioni di sperimentare sul campo le trasformazioni sociali ed organizzative cui va incontro la cultura italiana. La distanza tra soggetto ed oggetto non è così definita come nella ricerca tradizionale, ed in ottica antropologico-mentale appare evidente che la formazione della cultura avvenga attraverso il concetto di incontro.

Da un punto di vista teorico, l'oggetto dell'analisi-studio, il comportamento deviato, diventa un co-soggetto che lavora alla pari con il ricercatore. Questo approccio multifattoriale non fornisce una fotografia fredda del contesto in cui opera, ma avvia dinamiche di soluzione dei problemi. Si mettono così in luce le potenzialità latenti ed inespresse di persone, istituzioni o gruppi. In quest'ottica, gli strumenti tradizionali della ricerca sociale (interviste, focus group, questionari, etc.) sono proposte operative per la trasmissione di messaggi, perché coniugano meccanismi di azione con l'acquisizione di conoscenze.

La Giornata di Studio evidenzia dunque quanto le ipotesi di intervento non sono mai stabilite in modo rigido, ma si definiscono e si modificano parallelamente al calarsi del terapeuta nell'ambiente oggetto dell'intervento.

Obiettivi formativi specifici per gli operatori socio-sanitari

La Giornata di Studio si prefigge lo scopo di far acquisire una serie di conoscenze in tema di analisi del fenomeno criminalità minorile e bande giovanili; alcune abilità pratiche in tema di studio dei dati e interventi preventivi e sviluppare alcune capacità relazionali in tema di approcci, consulenze e progetti sul singolo, sulle famiglie e sui gruppi scuola e comunità.

Contenuti didattici degli obiettivi formativi e docente

Informare, sensibilizzare, formare e mobilitare terapeuti, operatori socio-sanitari, ragazzi, genitori e docenti riguardo al fenomeno sempre più preoccupante del bullismo. Creare alleanze tra operatori socio-sanitari, terapeuti, docenti, genitori e ragazzi al fine di costruire percorsi formali ed informali di democrazia partecipata (il vero antidoto alle dinamiche relazionali alterate proprie del bullismo). Accrescere negli operatori, nei ragazzi e nei genitori la consapevolezza circa le dinamiche psicologiche e socio-culturali che sono alla base di fenomeni come il bullismo in diverse situazioni sociali, come il teppismo negli stadi, il nonnismo ed il comportamento da branco. Sviluppare nei ragazzi una miglior conoscenza di sé e delle proprie emozioni, durante la crisi adolescenziale e in un momento culturale particolarmente caotico e confuso. Rivalutare e sviluppare la presa di coscienza negli adolescenti del ruolo genitoriale (paterno e materno), come effettivo veicolo per l'affermazione di un modus operandi, che tenga conto dei valori etici e morali trasmessi dalla tradizione, e, nello stesso tempo, permetta di aprirsi al nuovo ed al creativo, tipico delle nuove generazioni. Promuovere negli utenti comportamenti positivi ispirati a valori come l'amicizia, la solidarietà, la comprensione e il rispetto reciproci, la responsabilità verso se stessi, la collettività e l'ambiente. Attivare meccanismi relazionali, finalizzati alla realizzazione di una comunità fondata sul rispetto reciproco, sul rifiuto di qualsiasi forma di costrizione, sopraffazione e violenza e sulla difesa dei più deboli. Ripristinare un immaginario ricco, positivo e creativo, mediante l'utilizzo di giochi di relazione, narrazioni mitiche e storiche, drammatizzazioni, etc.

Alessandro Bertirotti, Antropologo della Mente, Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Medicina e Chirurgia

I destinatari

La Giornata di Studio è rivolta a psicologi, educatori, assistenti sociali, infermieri, neuropsichiatri infantili, ostetriche, pediatri, ginecologi, medici del Ser.t, mediatori culturali, insegnanti e genitori

Metodologia di lavoro nell'arco della giornata

La Giornata di Studio si articola con ore di lezione frontale al mattino e al pomeriggio, intercalate da ore di discussione di casi concreti vissuti, o ipotetici, per un totale di circa 8 ore di presenza.

 

Sport, disabilità e integrazione sociale.

Favorire l'inclusione delle persone con disabilità attraverso lo sport.

Per medici, psicologi, educatori professionali, istruttori sportivi

 

Contesto

Nel corso di questi ultimi anni il modo di intendere la salute e la malattia è cambiato. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), infatti, la salute non è più definibile come assenza di malattia, ma si riferisce all'intera persona, coinvolgendo sia la mente che il corpo. La disabilità è ovviamente diversa dalla malattia, anche se una malattia, cronica o acuta, può diventare, in determinate condizioni ambientali, disabilità.

Il termine sport deriva dal francese deport che significa letteralmente divertimento, svago. Con questo termine ci si riferisce alle attività compiute per migliorare la condizione psicofisica del praticante, per intrattenere sia chi le pratica che lo spettatore. Può essere praticato singolarmente o in gruppo, con o senza fini competitivi (agonismo). Al giorno d'oggi, la maggioranza degli sport può essere praticata anche da persone con disabilità, con effetti benefici sulla loro qualità di vita. Esistono anche competizioni sportive per persone con disabilità. Lo sport inoltre raggiunge un ulteriore obiettivo: l'integrazione sociale. In effetti, le barriere contro le quali le persone con disabilità devono scontrarsi quotidianamente non sono solo di tipo fisico e architettonico, ma soprattutto culturale. Per questa ragione, lo sport può essere un'esperienza emotivamente ricca e, soprattutto se praticato misto (di persone disabili e non disabili), può rappresentare un'occasione di crescita per entrambi i gruppi.

Descrizione

La giornata di studio è rivolta ai professionisti socio-sanitari e dello sport, al fine di favorire le conoscenze riguardo lo sport come strumento di inclusione sociale.

Obiettivi formativi specifici

La giornata di studio si prefigge lo scopo di fornire ai partecipanti alcune conoscenze propedeutiche utili al fine di indirizzare i propri utenti (in caso la disabilità lo permetta) verso lo sport più adatto a loro, e vuole offrire un'esperienza che arricchisce e favorisce lo scambio con i coetanei, dopo una visita medica che ne evidenzi la possibilità.

Metodologia di lavoro nell'arco della giornata

La giornata di studio si articola con ore di lezione frontale al mattino e al pomeriggio, intercalate da ore di discussione, di casi concreti o ipotetici e visione di un filmato, per un totale di circa 8 ore di presenza.

programma

Sessione plenaria prima

Dalle ore 09.00 alle ore 11.00

 

 

 

 

Alessandro Bertirotti

 

 

Elementi di Antropologia della Mente

 

09.00 - 10.00

 

Antropologia della mente e socialità condivisa attraverso lo sport

 

10.00 - 10.45

 

Discussione

 

10.45 - 11.00

Pausa

 

 

11.00 - 11.15

Sessione plenaria seconda

Dalle ore 11.15 alle ore 13.30

 

 

 

 

Alessandro Bertirotti

 

 

Aspetti antropologico-mentali della competizione e della non competizione sportive

 

11.15 - 12.15

 

Antropologia della debolezza

 

12.15 - 13.00

 

Discussione

 

13.00 - 13.30

Sessione terza

 

Silvia Demartis

 

 

Disabilità e falsa integrazione sociale

 

 

14.30 - 15.00

 

Gli sport per le persone con disabilità

 

 

15.00 - 15.30

 

Gli sport equestri per persone con disabilità

 

 

15.30 - 16.00

 

Sport agonistici e non agonistici

 

 

16.00 - 16.30

 

Pausa

 

 

16.30 - 16.45

 

Sport per tutti?

 

 

16.45 - 17.15

 

Lo sport come strumento di inclusione sociale

 

 

17.15 - 17.45

 

Filmato

 

 

17.45 - 18.15

 

Discussione

 

 

18.15 - 18.45

 

Questionario di auto valutazione

 

18.45 - 19.15

La Riabilitazione Equestre. Il cavallo come relazione terapeutica.

Per medici, terapisti, psicologi, educatori professionali.

 

Contesto

Nell'ambito delle terapie attuate con l'ausilio di animali trova collocazione anche la Riabilitazione Equestre (R.E.), conosciuta comunemente e impropriamente con il nome di "Ippoterapia". In realtà, l'ippoterapia è solo una delle fasi della R.E., e che considera il cavallo come anche se purtroppo tale termine  è entrato nel linguaggio comune per indicare le terapie che si avvalgono del cavallo come relazione riabilitativa. Vista la vastità e la specificità dell'argomento, la R.E. ha ormai assunto una propria connotazione anche a livello internazionale e trova spazio autonomo tra le Attività e Terapie Assistite con gli Animali. Oggi questa pratica non è ancora regolamentata a livello legislativo e, anche se negli ultimi anni sono stati presentati diversi disegni di legge, non si è ancora giunti ad una sua definizione completa ed utile.

Descrizione

La giornata di studio è rivolta ai professionisti sanitari e del sociale, al fine di far conoscere l'importanza del cavallo come relazione terapeutica, dunque ricca di specificità riabilitative, ma non priva di controindicazioni che devono essere valutate attentamente.

Obiettivi formativi specifici per gli operatori socio-sanitari

La giornata di studio si prefigge lo scopo di fornire ai professionisti sanitari alcune conoscenze propedeutiche riguardo la Riabilitazione Equestre. Tali conoscenze potranno essere utili al fine di poter valutare l'offerta sul territorio e la possibilità di indirizzare i propri utenti ad un servizio di questo tipo, oppure per comprenderne le controindicazioni.

Metodologia del lavoro nell'arco della giornata

La giornata di studio si articola con ore di lezione frontale al mattino e al pomeriggio, intercalate da ore di discussione di casi concreti vissuti o ipotetici e dalla visione di un filmato, per un totale di circa 8 ore di presenza.

Programma

Sessione plenaria prima

Dalle ore 09.00 alle ore 11.00

 

 

 

 

Alessandro Bertirotti

 

 

Elementi di Antropologia della Mente

 

09.00 - 10.00

 

Antropologia della domesticazione animale

 

10.00 - 11.00

 

 

 

 

Pausa

 

 

11.00 - 11.15

Sessione plenaria seconda

Dalle ore 11.15 alle ore 13.30

 

 

 

 

Alessandro Bertirotti

 

 

Natura e cultura

 

11.15 - 12.15

 

Intercultura e mondo animale

 

12.15 - 13.30

 

 

 

 

Sessione terza

 

Silvia Demartis

 

 

L'animale come relazione terapeutica

 

14.30 - 15.00

 

Cosa si intende per Riabilitazione Equestre

 

15.00 - 15.30

 

La scelta del cavallo e l'addestramento

 

15.30 - 16.00

 

Obiettivi e benefici per la salute

 

16.00 - 16.30

Pausa

 

 

16.30 - 16.45

 

A chi si rivolge: indicazioni e controindicazioni

 

16.45 - 17.15

 

Metodologie di lavoro

 

17.15 -17.45

 

Filmato

 

17.45 - 18.15

 

Discussione

 

18.15 - 18.45

 

Questionario

 

18.45 - 19.15

Resilienza e Alessitimia.

Giornata di studio per medici, terapisti, psicologi, educatori professionali.

 

Contesto

Tutti possiamo essere più o meno resilienti. La Resilienza è la capacitá umana di affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirne rinforzati o, addirittura, trasformati (Grotberg, 1996). Essa è una possibilità presente nella natura umana, ma che non sempre si mette in atto ed anche quando a volte si attiva non sempre genera situazioni positive. Si tratta di una ancora misteriosa possibilità che si radica però nello sviluppo ontogenetico di ogni persona e condivide elementi tipici dell'evoluzione della Specie Homo Sapiens sapiens. Si presenta, nello sviluppo dell'individuo, quasi intuitivamente durante l'infanzia, si trasforma in azioni volitive e deliberate durante l'adolescenza, per strutturarsi appieno durante l'età adulta. Vi sono condizioni esistenziali che, patrimonio universale della dimensione antropologica umana, possono favorire e stimolare la formazione di atteggiamenti resilienti, e queste condizioni possono dunque fare parte di un processo di intervento preventivo. La Mente, che secondo l'Antropologia della Mente, comprende tanto il corpo quanto la relazione di entrambi con il mondo, sono i tre ingredienti base del benessere di un individuo, costituendone un ruolo cruciale nella salute mentale. Quando la vita di relazione è compromessa in seguito ad un analfabetismo emotivo, siamo in presenza di alessitimia, che è l'incapacità a trovare i termini giusti atti ad esprimere i propri sentimenti. In questi casi, siamo in presenza di individui che utilizzano una terminologia tipica dell'agire per dire ciò che provano, per eliminare possibili conflitti. Essi si preoccupano più di avvenimenti esteriori al posto di quelli interiori, e forniscono descrizioni dettagliate e noiosissime di eventi marginali, senza il minimo riferimento alle proprie reazioni emotive. Resilienza ed Alessitimia possono stimolare l'assunzione di comportamenti simili, a volte persino identici, ma sono invece caratterizzate da riferimenti antropologico-mentali ed evolutivi diametralmente opposti. Il resiliente stabilisce un contatto cognitivo con le proprie emozioni per trasformare la fatica un risultato, mentre l'alessitimico raggiunge le mete sociali a scapito del sociale stesso e delle proprie emozioni.

Descrizione

La giornata di studio è rivolta ai professionisti sanitari e del sociale, al fine di far conoscere l'importanza dei fattori resilienti che possono rivelarsi come una vera e propria profilassi emozionale, veicolando la dimensione cognitiva dello sviluppo oppure dell'età adulta.

Obiettivi formativi specifici per gli operatori socio-sanitari

La giornata di studio si prefigge lo scopo di fornire ai professionisti sanitari alcune conoscenze propedeutiche sui metodi di intervento preventivi che stimolino la resilienza.

Metodologia del lavoro nell'arco della giornata

La giornata di studio si articola con ore di lezione frontale al mattino e al pomeriggio, intercalate da ore di discussione di casi concreti vissuti o ipotetici, per un totale di circa 8 ore di presenza.

 

Programma

Sessione plenaria prima

Dalle ore 09.00 alle ore 11.00

 

 

 

 

Alessandro Bertirotti

 

 

Elementi di Antropologia della Mente

 

09.00 - 10.00

 

Antropologia della debolezza

 

10.00 - 11.00

 

 

 

 

Pausa

 

 

11.00 - 11.15

Sessione plenaria seconda

Dalle ore 11.15 alle ore 13.30

 

 

 

 

Alessandro Bertirotti

 

 

Antropologia della resilienza

 

11.15 - 12.15

 

Resilienza ed Alessitimia

 

12.15 - 13.30

 

 

 

 

Sessione terza

Dalle ore 14.30 alle 19.30

 

 

 

L'alessitimia

 

14.30 - 15.00

 

Cosa si intende per analfabetismo emotivo

 

15.00 - 15.30

 

Le sei emozioni primarie

 

15.30 - 16.00

 

I codici emozionali e cognitivi

 

16.00 - 16.30

Pausa

 

 

16.30 - 16.45

 

A scuola di emozioni

 

16.45 - 17.15

 

Metodologie di lavoro

 

17.15 -17.45

 

I fattori su cui puntare nel procedimento preventivo ed educativo

 

17.45 - 18.15

 

Discussione

 

18.15 - 18.45

 

Questionario

 

18.45 - 19.15


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